Handling aeroportuale e responsabilità del depositario. Cassazione 15988/2010.

Con riguardo alla fattispecie del cd. handling aeroportuale la Cassazione (Cass. 9810/1997) ha avuto modo di chiarire che, nel rapporto di handling, avente ad oggetto, tra le varie attivita’ di assistenza a terra, la custodia ed il deposito delle merci sbarcate, e’ ravvisabile (per effetto della consegna delle cose trasportate dal vettore aereo all’impresa esercente, con l’obbligo di quest’ultima di conservarle e restituirle al destinatario) la fattispecie negoziale del deposito a favore del terzo destinatario, il quale, in caso di avaria della merce in fase di deposito, e’, per l’effetto, il principale legittimato a proporre azione risarcitoria nei confronti dell’handler.

L’inadempimento del promittente (l’impresa depositaria) arreca, tuttavia, indubbio pregiudizio anche allo stipulante (il vettore aereo), atteso l’indefettibile “interesse che lo stipulante deve avere alla stipulazione” (art. 1411 cod. civ.), cosi’ che anche a quest’ultimo (oltre che al terzo destinatario) va riconosciuta la concorrente legittimazione ad agire per “l’adempimento, ovvero per la risoluzione del contratto, salvo in ogni caso il risarcimento dei danni” (art. 1453 cod. civ.), e, dunque, anche per il solo risarcimento dei danni dipendenti dalla mancata esecuzione del contratto da parte del promittente.

Tale danno va qualificato come danno “proprio”, benche’ materialmente patito dal terzo destinatario, con conseguente validita’ dell’eventuale negozio di cessione ad un terzo estraneo di tutti i diritti vantati, nella qualita’ di “stipulans”, dal vettore aereo, (ed a prescindere dal risarcimento operato, o meno, da quest’ultimo direttamente nei confronti del terzo destinatario, in forza del diverso – rapporto contrattuale di trasporto), tra cui, appunto, quello di agire per i danni, in concorso alternativo con il terzo destinatario.

Massimiliano Caruso

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