L’impresa innovativa. Startup e Venture Capital tra diritto e finanza | Questioni di diritto dei contratti, commerciale e societario applicate alle Startup ed al Venture Capital 

A cura di SINGULANCE

Autore Massimiliano Caruso

Editore Singulab

Anno 2018 | Edizione 1 | Pagine 559

Disponibile incartaceo [euro 79.99].

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Quando affidarsi ad un avvocato. Molti giovani imprenditori intenzionati ad avviare attività d’impresa mi chiedono qual è il momento migliore per affidarsi ad un avvocato. La risposta più ovvia e semplice è quella di paragonare l’avvocato al medico. Le persone – soprattutto di giovane età – hanno timore dei medici e della medicina in generale; tendono, pertanto, a respingere la possibilità di approfondire il proprio stato di salute. In realtà timori, paure, superficialità dovrebbero essere superati dalla saggezza. In entrambi i casi affidasi anticipatamente può essere doloroso e mediamente costoso, ma posticipare eccessivamente può essere mortale.

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“Existence is a great simplicity. There is Black and there is White.

There’s so much more Black. Are we losing?

No. Once there was only black. We are winning. All is right.”

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For some fundraising is the black and bootstrapping the white; for others the opposite.

Below are 6 reasons why I believe a startup should stay self funded as long as possible.

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Existence is a great simplicity. There is Black and there is White.
There’s so much more Black. Are we losing? 
No. Once there was only black. We are winning. All is right.

Per alcuni il fundraising è il nero ed il bootstrapping il bianco; per altri, esattamente l’opposto. Ecco 6 elementari ragioni per le quali credo che una startup dovrebbe vivere di auto finanziamento il più a lungo possibile.

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La nostra attività di assistenza legale in diritto commerciale, societario, industriale si esplica nell’essere partner fidato di realtà imprenditoriali che operano in Italia e nel mondo. Tra le discussioni di “routine” che tengono il banco durante gli spostamenti internazionali emerge ciclicamente la concreta difficoltà d’investimento nel nostro Paese con correlata equiparazione dei competitors stranieri. Generalmente quesiti di tal fatta provengono da realtà societarie mature o da start-up operanti in settori tradizionali. Di recente, però, il quesito solletica lo vocazione imprenditoriale degli startupper “digitali”, i quali iniziano a vedere riconosciuto il rilevante potenziale economico del settore (messo in risalto dal Rapporto Restart Italia alla base, poi, del  Decreto Sviluppo Bis).

USA, Cile, Israele, Gran Bretagna, Austria, Estonia sono notoriamente riconosciute come in possesso delle migliori best practices e regolamentazioni per start-up.

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Da un brillante spunto dell’amico Daniele Mazzini è nata l’idea di raccogliere su Italian Startup Scene alcune domande in tema di problematiche giuridico legali ricorrenti nelle fasi dello Startup. I temi sollevati sono estremamente interessanti: si va dalla replicabilità dello strumento delle stock options nelle SRL, all’appetibilità delle SRLS per uno startupper; dalla esterovestizione, alla convenienza di adottare società estere per il residente fiscalmente in Italia; dalla fattispecie del socio non conferente, all’analisi dei conferimenti effettuaibili nelle SRL; dal wayout alla clausole anti-diluizione.

Queste le nostre risposte.

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Il 26 aprile 2012 sarà celebrata la XII Giornata Mondiale della Proprietà Intellettuale, organizzata dalla World Intellectual Property Organization (WIPO).

Senza Proprietà Intellettuale non avremmo innovazione.

L’innovazione è il contributo di isolati visionari e persone incomprese, è il sorpasso dell’ingegno sul genio. Dietro ogni grande innovazione, sia essa artistica, sia essa tecnica, si nasconde una storia fatta di curiosità personale, di intuizione, di determinazione. Una storia che ha cambiato in meglio la vita umana ed il modo di pensare delle persone.

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L’insostenibile burocrazia italiana sommata ad uno standardizzato utilizzo del nostro diritto societario (che, al contrario, in mani esperte si presterebbe ad una straordinaria flessibilità) spinge da alcuni anni molti start-up founders italiani ad investigare sulla possibilità di concretizzare intuizioni imprenditoriali concepite in Italia direttamente negli USA. Avere una buona idea, un eccellente business plan e prodigarsi nella ricerca di investitori è certamente necessario. Di estrema importanza, però, rimane la scelta della tipologia societaria.

Cogliamo, allora, l’occasione per delineare in modo chiaro e conciso (non è questa la sede per una esposizione analitica e dettagliata) l’articolazione del panorama societario USA, analizzando sommariamente le tipologie societarie maggiormente consone alle esigenze di una start-up: Limited Liability CompanyC-Corporation; S–Corporation. E’ da premettere che la disciplina societaria americana è smisurata ed è opportuno farsi guidare nella scelta da professionisti esperti in grado di amalgamare le esigenze di founders ed investors.

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Una delle più importanti innovazioni del D.L. sulle liberalizzazioni è stata l’introduzione nel codice civile dell’art. 2643 bis, il quale ha segnato la nascita delle “società semplificate a responsabilità limitata”. Come può evincersi dalla scelta del nome adottato, non si tratterà di un nuovo tipo sociale, quanto della possibilità di costituire una società a responsabilità limitata (bisogna segnalare, infatti, come, al di fuori degli elementi che si segnaleranno, la disciplina di rimando rimane quella delle s.r.l.) più snella burocraticamente, nella quale meglio incorporare lo spirito imprenditoriale degli under-35.

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