1. La clausola penale.

–      Nozione > è il negozio giuridico dal quale scaturisce l’obbligo di effettuare una determinata prestazione nell’ipotesi di ingiustificato inadempimento o di mora nell’adempimento delle obbligazioni nascenti dal contratto. Trova espresso riconoscimento e disciplina nell’art. 1382 c.c..

–      Funzione > in passato si discuteva se la clausola penale avesse funzione coercitiva, risarcitoria o punitiva. L’istituto persegue, invero, secondo la più attenta dottrina, tutte le finalità elencate. La funzione coercitiva è indirettamente esercitata della penale inducendo, questa, il debitore all’adempimento al fine di evitare il pagamento della stessa. La funzione risarcitoria è ravvisabile nella liquidazione preventiva, convenzionale, forfettaria dei danni derivanti dall’inadempimento (art. 1382.1 c.c.). La funzione punitiva risulta del fatto che la penale è dovuta prescindendo dalla prova del danno effettivamente subito (art. 1382.2 c.c.).

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Effetti del contratto. Deroghe.

Il contratto ha forza di legge tra le parti e non può essere sciolto che per mutuo consenso o per altre cause ammesse dalla legge” (art. 1372 c.c.).

Principio fondante il nostro sistema contrattuale è quello della irrevocabilità. Il principio non è assoluto. Esistono delle eccezioni. Cause di scioglimento scaturiscono dall’adempimento, dalla risoluzione giudiziale (per inadempimento, impossibilità sopravvenuta, eccessiva onerosità), dal volere delle parti (recesso, revoca, riscatto, mutuo dissenso, condizione risolutiva). È discussa la forma dei negozi risolutori. È preferibile l’orientamento che, in ossequio al principio della simmetria, propende per la medesima forma del negozio presupposto.

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Effetti tra le parti e rispetto ai terzi.

–       Principio della relatività > è di origine romanistica il principio della relatività dei contratti, in base al quale, generalmente, il contratto produce i suoi effetti soltanto tra le parti. Si pongono a fondamento del principio gli artt. 1321 c.c. (il contratto costituisce, regola, estingue un rapporto giuridico patrimoniale tra le parti) e 1372 c.c.

–       Limitazione del principio della relatività > la dottrina più attenta tende a ridimensionare il principio suesposto, limitandolo alle sole ipotesi nelle quali ai terzi possa derivare un pregiudizio. Il contratto, quindi, non produrrebbe effetti nei confronti dei terzi, salvo che questi non siano favorevoli. Al terzo spetterebbe, tuttavia, il potere di rifiutare gli effetti favorevoli.  Si pongono a fondamento di tale orientamento gli artt. 1372.2 c.c. e 1411 c.c.

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