Una delle più difficili convinzioni da vincere in tema di proprietà intellettuale è quella che il software non sia brevettabile.

A ben vedere, anche se può sembrare il contrario, le normative italiana ed europea (art. 52 EPC e 45 CPI) non escludono a priori la brevettabilità del software. E’ opportuno, infatti, scindere il software “as such”, non brevettabile, da quello “non as such”, il quale presentando carattere tecnico è certamente brevettabile. Il carattere tecnico, peraltro, non è garantito dal fatto che il software sia in grado di “dirigere” un hardware. E’ necessario, invece, che il software sia dotato di “further technical effect”, ossia di un effetto tecnico ulteriore: (i) esterno al computer sul quale è in esecuzione il software (si pensi ai programmi di controllo di processi/apparecchiature); (ii) proprio del software (si pensi ad un motore di ricerca). Ove, in altri termini, si vada al di là della normale interazione softwarehardware non può essere esclusa la brevettabilità del software.

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Quello delle opere dell’architettura è un interessantissimo campo di applicazione del diritto d’autore (in primis) e della proprietà intellettuale (secondariamente).

Opere e progetti d’architettura, infatti, trovano sostanziale tutela nel diritto d’autore, sia in ambito nazionale (legge sul diritto d’autore) che internazionale (Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche). La creatività e l’originalità dell’opera, come ovvio, continuano ad essere elementi essenziali del diritto d’autore, a prescindere dall’ambito di applicazione. Limitando il campo d’osservazione all’architettura, si fa osservare come la nostra giurisprudenza sia tendenzialmente orientata a considerare mancante l’elemento della creatività nel caso in cui le forme architettoniche siano rese necessarie dalla funzione dell’opera da realizzare. In altri termini, le forme architettoniche, pur in mancanza di creatività assoluta, devono essere svincolate dalla soluzione tecnica di un problema, per poter essere coperte da diritto d’autore. Sono da ritenersi pienamente tutelabili, quindi, i progetti, non strettamente tecnico-ingegneristici (ma si veda quanto si dirà nel prosieguo), dotati di evidenti profili architettonici e urbanistici e di un minimo di creatività.

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